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  • Writer's pictureClara Amodeo

Viaggio nei parchi Prologis di Lodi e Romentino, insieme a Sandro Innocenti


Sì, lo ammetto: le prime volte che qualche sponsorizzata social ben assestata (o, banalmente, qualche amico) mi riportava la notizia dell’apertura di alcune sedi di Prologis Park (parchi logistici in cui, tra le altre cose, sono state realizzate imponenti opere di Arte Urbana), la mia reazione era sempre di diffidente superficialità.


“Ma che vuoi che ne sappiano, questi”, pensavo. “Sarà l’ennesima markettata senza gusto né contenuto”, pensavo.


Eppure c’erano troppi “eppure”: nomi di artisti pazzeschi, foto che non lasciavano molto spazio all’immaginazione, poi i primi racconti degli amici di Scratch (tra tutti, Elisa e Davide) che avevano colto l’occasione di qualche open door, recensioni entusiaste. Si continuavano, insomma, ad aggiungere elementi a cui non potevo non prestare attenzione, non ultima l’occasione di studiare, per una presentazione business, la filosofia di PARKlife™, apprezzandone gli sforzi per il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità sociale e ambientale che sembravano davvero genuini.


Finchè, alla fine, non ho potuto dire di no: “Ho prenotato per tre”, mi ha detto d’un tratto, un giorno, Andrea. E i tre non potevano essere che lui, la sua ragazza Paola e io.


La prenotazione (gratuita) dava la possibilità di entrare, con tanto di visita guidata (gratuita anch’essa), alla sede Prologis Park di Romentino, in provincia di Novara, ma i miei due insaziabili compagni di viaggio si erano già sparati, una settimana prima, un’altra visita guidata, questa volta nella sede di Lodi. “Fidati, è una figata”, era stata la loro sintetica ma esaustiva recensione.


E così eccoci qualche settimana fa, muniti di pettorina gialla catarifrangente, cacciati al limitare del nulla nella pianura novarese, alla sede di Prologis Park di Romentino. Qui ad aspettarci non c’era solo Giorgia, conoscente di lunga data e compagna di un artista, ma anche 6 opere di Urban Artist che rispondono ai nomi di Peeta, Joys, Made, Etnik, Dado e Hemo. Una rivelazione, e non era che l’inizio di una bella avventura.




Foto di Andrea Breviglieri


Tutto il resto, infatti, mi è stato successivamente raccontato niente meno che da Sandro Innocenti, Senior Vice President e Country Manager Italia presso la stessa Prologis. È stato lui che, con attenzione e ospitalità, si è accostato a me e mi ha invitata a fare un giro “privato” al Prologis Park di Lodi dove hanno lavorato Etnik, Luca Font, Hitnes, Made, Macs, SeaCreative, Joys e Vesod. E così, seduti sotto agli alberi, su un tavolino di fianco a un’area ristoro per i lavoratori del parco, Sandro ha iniziato a raccontarmi tutto.

“Quella di PARKlife™ è una filosofia che vuole rendere la vita in un parco logistico più a dimensione di persona, fornendole spazi, infrastrutture e servizi che possano davvero migliorare la sua permanenza lavorativa, breve o lunga che sia, all’interno di un parco logistico. Si tratta di un’iniziativa che parte da Prologis Inghilterra e Giappone, Paesi in cui si vive bene e dove, pertanto, la pressione sulla capacità di attirare talenti verso immobili logistici è più alta che nel resto nel mondo, situazione “aggravata” da una maggiore concentrazione di tecnologia presente nei singoli magazzini. Da qui, l’idea di riportare il dipendente al centro e di trattare i parchi logistici non più come mero luogo di passaggio o di stallo finalizzato alla produzione, ma come spazio, umano e naturale assieme, da vivere”.




Foto di Andrea Breviglieri


Una filosofia che viene abbracciata da Prologis in tutto il mondo, a partire dal 2019, Italia compresa, come mi racconta Sandro: “Dopo una retreat di tutto il senior management, durante la quale viene data la notizia del cambio di rotta, torno dalla California in Italia e, insieme ai colleghi, penso a cosa possiamo mettere in campo per dare vita alla filosofia di PARKlife™ anche da noi. Capito a Pisa e, nel tragitto verso un ristorante, vedo per la prima volta dal vivo Tuttomondo di Keith Haring. Da lì la folgorazione: torno a Milano, parlo dell’idea dei murales alle colleghe Claudia Montanari e Margaryta Hnatenko (e ci tengo a sottolinearlo, perché quelle da cui ho avuto feedback di valore sono sempre state tutte donne) e iniziamo a pensare a chi rivolgerci. Prima abbiamo pensato di contattare singoli artisti che avevamo più o meno conosciuto, poi Claudia si è ricordata di avere frequentato la scuola con Enrico Sironi (in arte Hemo), che fa il curatore di mostre e che di artisti ne conosce tanti. Lo invitiamo ed Enrico accetta di venire: si presenta, ci piace e iniziamo a lavorare assieme”. Correva l’anno 2021 e, in pieno Covid, i lavori iniziano a prendere vita a Lodi e poi a Romentino, ospiti i grandi nomi che ho avuto modo di elencare poco sopra.

Ma c’è di più. “Contemporaneamente alla questione artistica abbiamo iniziato una collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Dipartimento di Neuroscienze: assieme ai loro professionisti abbiamo infatti iniziato a cercare di trovare dei fattori di KPI per cercare di capire che cosa determina il livello di stress, ponendoci la domanda se si riesce a creare una formula matematica per lo stress. Eppure, nonostante al momento la risposta sia no, la ricerca ci ha tuttavia permesso di intraprendere un altro percorso, incentrato sul tema del social value: stiamo infatti cercando di capire come generare e valutare il social value per riportarlo nella nostra attività”. E qui Sandro si è fatto serissimo: “Il fatto è che in Inghilterra, quando devi chiedere il permesso di costruire un magazzino, devi dimostrare che l’opera impatterà in maniera sociale per un certo livello di Euro/anno: tale parametro è determinato da una serie di fattori quali l’attività dell’immobile, la riduzione del tasso di assenteismo, il numero di visite guidate all’interno dello stabilimento che riesci a organizzare per le scuole, quante visualizzazioni un immobile o un’opera che vi insiste riceve, sia dal vivo sia tramite i social”.



Foto di Andrea Breviglieri


Dal modo in cui Sandro me ne parla è evidente che si tratti di un elemento complicato ma sfidante allo stesso tempo, che sta facendo molto riflettere il Senior Vice President e Country Manager Italia della Prologis e che potrà senza dubbio aprire a interessanti scenari futuri, che trascendono la mera capitalizzazione del lavoro. Ma quindi, PARKlife™ (e relativi interventi di Arte Urbana) stanno generando il tanto agognato social value? “A voglia – mi risponde – e ti faccio un esempio. Quando abbiamo terminato le opere di Lodi, due ragazzi di colore, dipendenti di alcuni conduttori (le società di logistica che lavorano nel parco, ndr), ci hanno tenuto a raggiungermi e a farmi sapere quale delle opere appena concluse fosse la loro preferita. Ecco, vedi? Quello per me è social value. È molto più social value quello che tutti i numeretti che ci vogliamo mettere attorno. Poi è chiaro che devi trasformare tutto questo in uno o più ordini di grandezza, ma ogni volta che siamo qui e facciamo una visita e, nonostante il tempo sia scaduto da mezz’ora, persone di ogni tipo che sono venute per vedere il progetto mi fanno domande, beh per me anche quello è social value. Pensaci: i criteri di ESG sono proprio questo, la S è sostenibilità sociale, creare emozioni positive nelle persone”.

E se di società si parla, è bene ricordare che le opere di Arte Urbana che sono state realizzate sugli immobili dei parchi di Lodi e Romentino sono deputate alla fruizione pubblica: togliamo, dunque, qualsiasi dubbio di privatizzazione un po’ antipatica di questo genere artistico (dubbio che, lecitamente, è sorto anche a me), per riportare le stesse parole di Sandro: “Le critiche sulla possibilità di privatizzare un genere deputato al pubblico me le sono fatte io per primo e mi sono risposto cercando di tenere le porte del cancello dei parchi il più aperte possibili. Mi cruccia essere riuscito a entrare in contatto solo con appassionati che vengono da zone limitrofe e non ancora con le comunità locali, con le scuole del posto: quando riuscirò a intercettare anche loro sarò veramente felice, perché avrò raggiunto un obiettivo sociale reale”.


Questo articolo è stato tratto da https://www.anotherscratchinthewall.com/. Vai sul sito se vuoi saperne di più!


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